Ero all’Assemblea Generale dell’ONU a New York quando appresi del colpo di stato a Ouagadougou. In seguito ci hanno detto che una decina tra i nostri compagni erano morti, tra cui il Presidente Thomas Sankara. Tornai immediatamente a Tripoli cercando di raggiungere i compagni in Burkina per capire meglio cosa fosse accaduto. Raggiunsi Blaise Compaorè ed altri ancora al telefono. Blaise mi disse che non controllava la situazione, che non era lui l’autore del colpo di stato e che si trovava in una situazione che non poteva spiegarmi. Lui stesso si augurava che io aspettassi a rientrare in Burkina, fino al momento in cui lui fosse stato pienamente al controllo della situazione.

A partire da quel momento, io lo credetti in difficoltà. Logicamente lo sostenni, lavorando per la sua consolidazione, sino al momento in cui lui fece la dichiarazione assumendosi il colpo di stato. Questo era in contraddizione con tutto quello che fino ad allora avevamo condiviso. Ecco perché mi sono dimesso, non mi ritrovavo più in quello che si stava facendo. Non potevo concepire che gli attori della rivoluzione rinnegassero tutto ciò che si era fatto, sino a diventare irriconoscibili.

Tra i leader della rivoluzione, fu Blaise Compaorè che vidi per ultimo. Venne a Tripoli a rappresentare il Burkina alla festa del 1° settembre (n.d.r. festa libica nazionale). Dopo le cerimonie ufficiali scambiammo qualche parola. Mi disse : “C’è gente che attraverso alcuni volantini sta cercando di dividerci. Scrivono volantini a mio nome, ne scrivono altri a nome di Thomas Sankara. Ma per fortuna noi ci conosciamo da molto tempo ed ogni volta che ci arriva un’informazione ce la scambiamo e ne ridiamo. Ma stiamo cercando anche l’occasione giusta per parlarne, io l’ho già fatto durante una manifestazione a Boussé”. E mi raccontò cosa aveva detto in lingua mooré a Boussé: “ C’è chi dice che Blaise non ama Thomas o che Thomas o Herry Zongo non amano Blaise. Se quella gente non fa attenzione, finirà che noi tutti insieme li acchiapperemo e gli salteremo al collo!

Io gli risposi solamente che avrebbero dovuto trovare un modo per metter fine a tutto questo perché non si capiva cosa si nascondesse dietro questi volantini. Quest’incontro si tenne in settembre.

Dopo il 15 ottobre inviai la mia lettera di dimissioni a Blaise e poiché non ci fu risposta presi l’aereo per Ouaga. Appena arrivato mi recai al Ministero degli Affari Esteri per lasciare il servizio. Qualche giorno dopo, la polizia venne ad arrestarmi. Non ero solo, eravamo in molti. Fu quando mi condussero in una sala chiamata Bassolé che vidi gli altri compagni.

Dapprima non successe nulla ma poi, nonostante io non fossi stato nemmeno presente in paese durante il colpo di stato e non avessi fatto nulla, non venni ugualmente risparmiato. Cosa cercavano da noi torturandoci ? Niente. Poiché io non sapevo niente. Le torture, bisogna provarle. E’ indescrivibile e penoso.

Rimasi in prigione sino all’agosto 1989, fummo liberati il 4, ma a dicembre vennero ad arrestarmi una seconda volta. Mi condussero al Consiglio d’Intesa e fui nuovamente torturato.

Mi trovavo lì quando Halidou Ouédraogo e Aimé Nikiéma del MBDHP (Movimento burkinabè dei diritti dell’uomo e dei popoli n.d.r.) vennero a trovarci insieme ad un giudice. Raccontammo loro della nostra condizione di detenzione ma nemmeno dopo il loro passaggio smisero di torturarci.

Dissi loro che, se fosse stato Thomas ad uccidere Blaise, nelle condizioni che conosciamo, molto probabilmente io l’avrei ucciso con le stesse mie mani. Io sono certo che lui , fidandosi di me , avrebbe cercato di spiegarmi il suo gesto e allora io lo avrei pugnalato ! Ma non perché era Thomas. Io l’avrei fatto perché non avrei più potuto riconoscere chi avevo davanti a me. Io che, fino a quel momento, avrei donato la mia vita per loro.

La mia fu la reazione di una persona normale, una reazione istintiva che si ha davanti ad una situazione improvvisa e di enorme delusione. Se non andai in esilio fu semplicemente perché non riuscivo a vedermi vilipendere Blaise mentre prima lo lodavo.

Fu per evitare questa contraddizione che rientrai in Burkina Faso, correndo tutti i rischi possibili.

Intervista raccolta da Merneptah Noufou Zougmoré

Fonte : L’Evènement spécial 15 octobre 2007 http://www.evenement-bf.net/pages/sank_4.htm

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