di Touwendinda ZONGO

Dopo la caduta del regime Compaoré, a seguito dell’insurrezione popolare del 30 e 31 Ottobre 2014, i partiti dell’ex maggioranza ed i loro militanti, ripresisi dalla sorpresa, avevano giurato che sarebbero tornati ai loro affari con tutti i mezzi. Forti della loro considerevole potenza finanziaria ammucchiata nei lunghi anni e delle loro reti interne (nell’a nell’amministrazione pubblica e nel privato .. affari, finanze, media…) ed esterne, i despoti del clan Compaoré e i loro alleati che non volevano rassegnarsi a constatare la fine di tutto avevano a lungo sognato una “partita di ritorno” dell’insurrezione allo scopo di rovesciare la situazione a loro favore. Tutto sarebbe stato tentato con metodo, fino all’estremo ricorso al golpe.

Il risveglio non è stato sistematico per il CDP, l’ex partito presidenziale. Dopo l’insurrezione popolare, questo partito ha vegetato per un po’ di tempo nella clandestinità prima di ritrovare le sue manovre e i suoi intrighi. Durante la sua temporanea letargia, il partito ha registrato numerose dimissioni di militanti e di quadri che hanno preferito spostarsi altrove. Questi ultimi, composti da ex militanti di base, da deputati o da ministri sono andati a creare dei partiti quali il NAFA, l’UBN ed il NTD.

La “rinascita” del CDP e dei suoi alleati potrebbe essere datata a partire dal 4 febbraio 2015. Fu infatti quello il giorno in cui l’ex Reggimento di sicurezza presidenziale (RSP) scelse di sconvolgere per la seconda volta la tenuta del Consiglio dei ministri al palazzo presidenziale di Kosyam. La manifestazione di scontento dell’ex guardia presidenziale rinvigorì, come per miracolo, i dignitari e i militanti del vecchio regime. Quelli che fino ad allora erano irraggiungibili o introvabili in città avevano cominciato a mostrarsi alla luce del giorno. In questo corpo detto addirittura “d’elite” trovarono sicuramente un alleato, un protettore importante.

Dunque, chiunque dal quel momento poteva tirare sulla Transizione. Gli attacchi che, fino ad allora, venivano fatti a posteriori hanno trovato un vero e proprio zoccolo politico con la nuova legge elettorale adottata il 7 aprile 2015 che proclamava l’ineleggibilità di alcuni dignitari del vecchio regime. Le disposizioni contenute negli articoli 135 e 166 del codice elettorale, che rendono parlamentari ineleggibili tutti coloro che hanno sostenuto il progetto di modifica dell’articolo 37, servivano oramai da pretesto per votare alla gogna la Transizione, i suoi attori ed i suoi sostenitori. Le dichiarazioni di certi leader politici e dei loro ripetitori mediatici su questo argomento sono tutti registrati. La diceria più assurda riguardava il tentativo di prolungamento della Transizione che, servita all’opinione pubblica durante quelle settimane, si inseriva probabilmente in questa logica. L’idea di un probabile prolungamento era così impopolare che venne usata per dirottare una parte dell’opinione pubblica contro la Transizione.

Su questi finti ordini del giorno, i propagandisti del vecchio regime ed i loro alleati non esitavano a distillare false notizie a proposito dei leader politici o della società civile, la cui popolarità non smise mai di crescere, in particolare tra la popolazione ed i giovani. I due artisti, leader del Balai citoyen, Sams’k le Jah e Smockey così come l’avvocato Guy Hervé Kam ne sanno qualcosa per quante false notizie sono state spese nei loro confronti. L’obiettivo era probabilmente quello di provocare la sfiducia, una rottura tra loro e la base, per fragilizzare il movimento che si era presentato come la punta di lancia dell’insurrezione popolare dell’ottobre 2014. Ma sin da subito molti burkinabè hanno percepito il disegno che vi soggiaceva e non si sono lasciati convincere da queste losche manovre.

Tuttavia, il movimento anti-transizione ha avuto un’accelerazione a partire dal maggio 2015 con la tenuta del 6° congresso del CDP. Questo congresso ha ufficializzato l’OPA della coppia Diéndéré sul partito. L’attuale presidente del CDP, Eddie Komboigo, entrato in politica durante le legislative del 2012 grazie alla volontà di Fatou Diendéré (moglie di Gilbert), allora membro influente e leader locale del CDP, nella provincia di Passoré. Dopo la caduta di Blaise Compaoré e la fuga di suo fratello François Compaoré, la coppia Diendéré Gilbert-Fatou, che ha preso il controllo del partito, è riuscita a piazzare Eddie alla sua testa.

Oltre al controllo effettivo sull’RSP, Diendéré aveva dunque operato un grande colpo ponendovi il CDP al suo interno. Da allora, un tipo di osmosi si è installato tra l’ala politica e quella militare che sono le reliquie del vecchio regime. E l’ala militare non ha tardato a farsi sentire sin dal giugno 2015. Il 28 giugno, i servizi di informazione, allora sotto il controllo gerarchico del ministro della Sicurezza Denise Auguste Barry, sventano un tentativo di arresto del Primo ministro Yacouba Isaac Zida mentre ritornava da Taipei, Cina Taiwan. Questo avvenimento ha fatto scattare l’allerta di tutte quelle forze, sia civili che dei media, che sentivano minacciato il proseguo della Transizione.

Difatti, si iniziò subito a gridare alla manipolazione per far credere che il Primo ministro Zida avesse intentato un falso complotto per neutralizzare certi elementi dell’RSP che gli sarebbero stati ostili. Tuttavia, questo incidente è sopraggiunto ad una tappa decisiva dell’istruzione del dossier Thomas Sankara, il giudice François Yaméogo infatti aveva appena operato i primi arresti nel contesto del caso. Questo incidente è stato utilizzato per creare una finta crisi tra l’RSP ed il Primo ministro Zida. L’RSP esigendo invano “la fuoriuscita di tutti i militari dal governo” ha finito tuttavia per ottenere un rimpasto di governo che si è formalizzato essenzialmente con l’estromissione del ministro Barry e l’arrivo del Colonnello Sidi Paré alla Sicurezza.

Il presidente Michel Kafando dopo avere sbrogliato «la più grave crisi che ha attraversato il Burkina» dimostrava un certo ottimismo. Ma non teneva conto della tenacia degli «usurpatori e degli impostori» (sono sue parole) che, per farla finita, hanno gettato tutte le loro carte il 16 settembre 2015 facendo irruzione nella sala del Consiglio dei ministri per assestare il colpo definitivo alla Transizione.

Fonte : Touwendinda Zongo, Direttore di pubblicazione, bimensile burkinabè Mutations N°85-86 / 15 settembre e 1° ottobre 2015

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