Parte uno Posted on 29 March 2016 on on http://sokacalciostorieeafrica.altervista.org/

Il Burkina Faso è un piccolo Stato che si trova nel mezzo dell’Africa occidentale, senza nessuno sbocco all’oceano Atlantico e tremendamente legato all’arida striscia sub-sahariana del Sahel che attraversa orizzontalmente la parte settentrionale del continente africano. Fino al 1984 era conosciuto con il nome di Alto Volta, nome assegnato dagli ex colonizzatori francesi e rimasto inalterato fino appunto alla suddetta data quando, un giovane presidente, da pochi mesi a capo del suo Paese, decise di cambiare nome in Burkina Faso, letteralmente il “Paese degli uomini integri”.

Probabilmente i più non lo conosceranno, o forse lo avranno sentito nominare di sfuggita, o solo vagamente. Thomas Sankara è stato uno dei più importanti ed influenti personaggi politici e sociali dell’Africa degli anni ’80. Riassumere in poche righe ciò che ha rappresentato per il Burkina e per il continente africano è impresa ardua, ma occorre senza alcun dubbio sapere che Sankara, definito il Che Guevara africano, è stato portavoce di valori quali l’onestà, la trasparenza e la solidarietà, è stato un combattente a difesa degli oppressi e degli ultimi della Terra, delle donne, del loro ruolo e la loro emancipazione all’interno della società burkinabè e globale; ha lottato strenuamente contro il razzismo, la corruzione e la desertificazione, ed è stato una delle bandiere antimperialiste, anticolonialiste e panafricaniste. Thomas Sankara, che prima di intraprendere il processo rivoluzionario durato dal 1983 al 1987 ha gradualmente scalato le posizioni all’interno della gerarchia militare grazie alle sue capacità, alla sua intelligenza ed un carattere molto forte, ha cercato, con l’aiuto di molti dei suoi collaboratori, di trasformare la società alto voltiana, poi divenuta burkinabè. Le forze tradizionali religiose e dei maggiori gruppi etnici, legate ai politici corrotti e vicini alla politica destabilizzante della Francia e delle potenze occidentali, hanno condotto il piccolo Stato africano ad una povertà impressionante, ad un elevato indice di analfabetismo e di malattie e ad una situazione ambientale pressoché spaventosa. Attraverso la nuova politica, sicuramente austera ma intrisa di valori e di diritti primari degli esseri umani, Sankara ha provato a ridare la speranza al popolo burkinabè, un popolo che ha sempre sofferto a causa di altri (pochi) e che, in quei quattro anni, ha indubbiamente avvertito un sentimento di rivalsa e di vita vera nei confronti di chi per decenni lo ha sfruttato ciecamente.

Riassumere ugualmente le circostanze relative al suo assassinio (e la morte di altre dodici persone) è altrettanto difficile. Certamente un ruolo chiave venne svolto dal suo grande amico e numero due del governo, Blaise Compaoré. Quest’ultimo, nel corso degli ultimi due anni della rivoluzione sankarista, si è progressivamente allontanato dalle idee e dai progetti del suo compagno e Presidente; assieme a Compaoré, anche diversi membri del governo e di una parte dell’esercito erano convinti che era giunta l’ora di mettere da parte un peso ingombrante come Sankara. Con il probabile appoggio della Francia e degli Stati Uniti, nonché della Costa d’Avorio, potente alleata francese nella regione, Thomas Sankara e dodici collaboratori vennero uccisi in un colpo di Stato nel pomeriggio del 15 ottobre 1987, da uomini vicini a Compaoré, il quale fin da subito cercò di giustificarsi, cambiando nel tempo la versione dei fatti che lo riguardavano. Fatto sta che da quel momento Compaoré ha guidato il Burkina Faso per ben ventisette anni, fra diversi sospetti ed una serie di manovre politiche molto discutibili che hanno fatto ripiombare il Paese negli indici più bassi nei campi della sanità, dell’educazione, dell’ambiente e dell’economia. Fra ottobre e novembre 2014 il popolo burkinabè, dopo l’ennesimo tentativo da parte dell’odiato presidente di emendare la Costituzione al fine di mantenere il potere, ha manifestato ininterrottamente per diversi giorni per le strade della capitale e delle altre città; Compaoré alla fine è stato costretto a fuggire e rifugiarsi nella vicina Costa d’Avorio.

Thomas Sankara è tuttavia ancora vivo. Vive e respira in una moltitudine di giovani ragazzi e ragazze burkinabè, gli stessi che hanno contribuito a cacciare prima Compaoré e poi Gilbert Diendéré, ex Capo di Stato Maggiore, che solo pochi mesi fa si è reso protagonista di un colpo di stato durato fortunatamente pochi giorni; Michel Kafando, presidente della Repubblica ad interim, ha poi ripreso le redini del paese e in seguito ci sono state le prime elezioni democratiche che hanno visto Roch Marc Christian Kaboré diventare nuovo presidente. Nello scorso dicembre infine, tutti i sospetti ed i presunti dubbi sugli assassini di Sankara sono venuti meno: Compaoré ed altri suoi stretti collaboratori, fra cui proprio Diendéré, hanno ricevuto il mandato di cattura internazionale emesso da un tribunale militare burkinabè.

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Parte due Posted on 3 April 2016 on http://sokacalciostorieeafrica.altervista.org/

Nel pezzo precedente abbiamo visto chi era e chi è tuttora Thomas Sankara, cosa ha rappresentato e cosa ancora rappresenta oggigiorno nel Burkina Faso e in tutta l’Africa. Su questa figura ci sarebbe da dire molto ancora, ma in “Soka” ci focalizziamo adesso sul legame che Thomas aveva con lo sport, particolarmente con il calcio.

La passione per la pratica sportiva lo ha sempre caratterizzato ma è soprattutto nel suo periodo di formazione nell’accademia militare di Antsirabé, in Magadascar, che cresce e si sviluppa maggiormente. Lo sport, in seguito, diverrà una componente fondamentale della politica sankarista. Il 4 agosto del 1984 ad esempio, primo anniversario della rivoluzione, il Consiglio nazionale della rivoluzione (CNR, l’organizzazione militare che fa parte del governo burkinabè) dà luogo ad una serie di eventi celebrativi fra cui match di boxe, corse ciclistiche e partite di calcio.

Due mesi dopo, in ottobre, viene lanciata la campagna 7000 villaggi, 7000 campi sportivi. Nella mia tesi magistrale scrivo: “[…], Thomas Sankara e il Consiglio nazionale della rivoluzione considerano la pratica agonistica un elemento essenziale della vita del popolo rivoluzionario. Lo sport rientra a tutti gli effetti nel quadro della completa trasformazione della società prevista nel programma politico dell’organizzazione al potere. Attraverso lo sport è possibile giungere ad una riconciliazione della salute del corpo con quella dello spirito. Le idee del CNR sono sin da subito chiare. La già citata campagna dei 7000 campi sportivi è soltanto uno dei tanti progetti che hanno come scopo la diffusione dello sport in tutto il paese, fra città, villaggi e province. Lo sport diventa il mezzo per la mobilitazione di massa ma ugualmente un mezzo per la riconciliazione di tutti i popoli, un mezzo dalle fondamenta morali essenziali. Anche per questo motivo il Burkina Faso, attraverso Sankara, decide di boicottare i Giochi Olimpici di Los Angeles del 1984 a causa del sostegno degli Stati Uniti e della Gran Bretagna al regime dell’apartheid del Sudafrica. Il CNR decide ugualmente di inserire lo sport all’interno delle strutture statali e, di riflesso, pure nei Comitati di difesa della rivoluzione[[I Comitati di difesa della rivoluzione sono il simbolo della mobilitazione della popolazione attraverso i diversi programmi sociali che verranno proposti dal governo rivoluzionario. Il popolo diventerà parte attiva della politica del paese.]] i quali, a loro volta, sono tenuti a designare dei responsabili addetti alla sensibilizzazione della pratica sportiva. Lo sport come simbolo di una società sana, equilibrata, combattiva, affermerà il presidente burkinabè in seguito, continuando: <<(…) C’est dire que l’inaptitude totale de tout individu à la pratique du sport équivaut à une inaptitude totale de ce dernier à servir le peuple dans la Fonction publique. Et il faut alors en tirer toutes les conclusions>> (Cioè, l’inattitudine totale di ciascun individuo verso la pratica sportiva equivale all’inattitudine totale di quest’ultimo a servire il popolo nella Funzione pubblica. Allora, bisogna trarne le dovute conclusioni). Le attività fisiche rappresentano insomma uno strumento privilegiato per la socializzazione politica, nel rispetto delle idee rivoluzionarie del governo. Tuttavia, col passare del tempo, non tutti i cittadini saranno contenti di questa “mobilitazione sportiva forzata”, soprattutto i funzionari e gli impiegati dell’amministrazione, che non vedranno di buon occhio la politica sportiva ma, nel complesso, anche le altre manovre governative, a cominciare dalla pesante riduzione degli stipendi”.

In una intervista per L’Autre Journal nel 1986 [[http://thomassankara.net/?p=207]] **, a Sankara gli viene chiesto cosa si aspetta dallo sport di massa, e il presidente risponde così: <<La salute, la disponibilità, la smania di vincere, il coraggio di lottare. Quando si fa sport, si impara a dominare, a competere, a voler andare sempre più lontano. Più in alto. Perché, piuttosto che la ricerca di campioni, è l’organizzazione di un intero popolo che noi ricerchiamo attraverso lo sport>>. La domanda seguente pone un dubbio: a sentire coloro che praticano sport, si ha spesso l’impressione che alcuni manchino di dinamismo, insomma non ci credono fino in fondo. Sankara dice che <<Il fatto di far finta è già positivo. “Fate finta di crederci, e poi ci crederete”, diceva Pascal. Tutti i sabato mattina, i membri del governo fanno sport. I ministri ci credono. Eccome. Il ministro della Difesa palla al piede, la passa al ministro della Salute, attenzione il ministro degli Affari familiari arriva, e la cede al ministro del Bilancio, e pam! Il ministro della Giustizia recupera, e quello dell’Agricoltura che salta… Lunedì, son tutti più distesi. È faticoso alzarsi dal letto per andare a fare sport, ma quando si comincia, si prende gusto. Ed è proprio vero che il sabato, dopo lo sport, nessuno vuole più abbandonare. Si risolvono i problemi. Durante il Consiglio dei ministri, si parla diversamente, in maniera più protocollare. Ci sono degli scontri, delle discussioni, si è sempre costretti a far da arbitro. Durante una partita, la stessa questione può essere risolta in cinque minuti. Ci si intende meglio – “Bene, ci darò uno sguardo lunedì… ti invio una lettera e poi rispondi così…” E’ proprio così. Sistematicamente. Piccoli consigli di gabinetto, informali; palla al piede, è subito risolto, si trova l’accordo. Ed è lo sport che ce lo permette>>.

Un giovedì, precisamente il 15 ottobre 1987, è giornata dedicata allo sport di massa. Sankara, in tuta, è pronto per un allenamento, ma prima ha un impegno con alcuni suoi collaboratori nella sala del Consiglio dell’Intesa. Giunto nel punto di incontro, il presidente è ignaro del fatto che sta per vivere i suoi ultimi istanti. Verrà ucciso poco dopo da una raffica di mitraglietta.

Si sarebbe divertito facendo dello sport, magari giocando a calcio, com’era solito fare, magari come è possibile vedere in questo video: https://www.youtube.com/watch?v=PScyfiIM8GE. Ma gli assassini in divisa non glielo hanno permesso.

Lunga vita a Thomas Sankara.

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